E' un quadro non particolarmente vivace quello che emerge dall'indagine Censis-Confcommercio sui "Valori, i consumi e gli stili di vita degli italiani", effettuata a febbraio 2004 su un campione di 1500 individui.
Molte famiglie appaiono quasi smarrite nel mercato, in attesa di segnali di cambiamento, impegnate in un'abile mediazione tra prezzi e qualità dei prodotti da acquistare e alla ricerca di occasioni per spendere il meno possibile. Restano temporaneamente congelate energie vitali e prevale, viceversa, un attendismo che depotenzia la propensione al consumo, mentre molti scrutano il mercato alla ricerca di segnali di ripresa. Ma colpisce, anche, quella formidabile "capacità di tenuta" che abbiamo sempre mostrato di fronte agli eventi più complessi e che forse ci sospingerà verso la fine di un periodo decisamente travagliato. Questa la foto degli italiani, con tutte le eccezioni del caso, con la molteplicità di stili e di modi di consumare, di spendere e di affrontare la quotidianità: c'è chi subisce, chi si adatta, chi predispone piccole o grandi strategie per affrontare la crisi. Difficile negare che la ripresa di spinte inflazionistiche, il ripetersi di crack finanziari che hanno colpito e penalizzato un gran numero di piccoli risparmiatori, l'aumento degli affitti, delle tariffe e dei servizi pubblici, non abbiano accentuato sperequazioni nella distribuzione del reddito e, soprattutto, che non abbiano ridotto le possibilità di spesa di molte famiglie. Se da un lato occorre mettere da parte le polemiche sulla crescita effettiva del tasso di inflazione negli ultimi anni (la competenza spetta esclusivamente all'Istat e ogni altra argomentazione rischia di essere generica e inutile), dall'altro lato bisognerebbe, invece, definitivamente riconoscere che i consumi tendono oggi a ristagnare perché gran parte delle famiglie italiane percepisce una netta riduzione del potere di acquisto dei redditi. Fondata o infondata che sia tale percezione, è giunto forse il momento di un'azione efficace degli organi di Governo per definire un percorso di uscita dalla crisi, per preservare e incrementare il potere di acquisto dei redditi, per tutelare e sostenere gli strati sociali (quand'anche fossero una strettissima minoranza della popolazione) economicamente più deboli e maggiormente esposti alla crisi. In concreto, se si analizzano le previsioni di consumo degli italiani e i diversi modi con cui le famiglie affrontano l'attuale congiuntura economica emerge con chiarezza come si sia allargata, rispetto a quanto si rilevava nel 2002, la fascia di coloro che prevede di contenere le spese. In particolare, la riduzione riguarda l'abbigliamento, gli alimentari, il tempo libero e i prodotti tecnologici di uso comune; solo per le cure mediche cresce il numero di famiglie che prevede incrementi di spesa per questo settore. Parallelamente, solo una stretta minoranza degli intervistati prevede di incrementare nei prossimi mesi i propri consumi, mentre la grande maggioranza del campione sembra collocarsi in una posizione di attendismo. Sono molti gli intervistati che hanno dichiarato di avere quasi riorganizzato il proprio paniere di consumo, riducendo parte della spesa (si acquistano minori quantità di prodotto) o mantenendo fermi, rispetto al passato, gli esborsi monetari, ma acquistando prodotti di minore qualità, o facendo ricorso a offerte speciali; gli acquisti più impegnativi vengono a lungo ponderati e in alcuni casi, temporaneamente procrastinati. Nonostante la fase congiunturale particolarmente critica, è rilevabile sia un'evoluzione degli stili di consumo che una molteplicità di comportamenti di spesa, a modi variegati di pensare e di vivere la quotidianità. Pertanto, ad una zona incolore, costituita da persone poco interessate alle novità e dai gusti poco definiti, si contrappongono segmenti più dinamici, sensibili alle mode e a prodotti innovativi. Al di là della grigia situazione attuale, un numero crescente di persone manifesta sempre più interesse per nuove categorie di prodotti e di servizi, specificatamente quelli legati al viver bene, al benessere psico-fisico e al tempo libero. Si diffondono comportamenti di consumo alimentare improntati al salutismo, si intensificano gli acquisti di prodotti biologici, di prodotti venduti in erboristerie, così come si diffonde il ricorso a servizi legati al fitness e al wellness. In questo contesto quale è il ruolo della distribuzione commerciale? Oggi, più di prima, il commercio è vissuto e percepito dai consumatori come un sistema variegato, dove i diversi canali di vendita, dal negozio di vicinato, ai mercati rionali, ai punti di vendita ambulanti, alla media e grande distribuzione, svolgono una precisa funzione al servizio dei consumatori. Tutte queste tipologie sono pronte a fare fronte alle esigenze e ai gusti più diversi, capaci di animare il territorio e il tessuto urbano, dunque con una specifica valenza sociale e con un ruolo socializzante ben definito. Ci sono, perciò, valori intangibili che i consumatori riconoscono al sistema del commercio, grande, medio o piccolo che sia. Questo patrimonio deve essere oggi preservato e rafforzato, sì da diventare una nuova possibile leva per l'uscita dall'attuale condizione di stallo dei consumi. E' chiaro che lo sforzo finalizzato a creare le condizioni per la ripresa non può essere unilaterale, cioè messo in atto dai soli operatori economici privati. Da un lato tutti i soggetti privati a cominciare dall'industria, all'agricoltura, ai trasporti, al commercio, ai servizi, sono chiamati a rendere più competitivo il sistema economico complessivo, dall'altro non devono mancare da parte degli organi di Governo gli interventi necessari che garantiscano l'effettiva crescita del potere di acquisto dei redditi, reali processi redistributivi a favore delle fasce sociali meno abbienti o a rischio di marginalizzazione e, non ultimo, un sistema di infrastrutture materiali e immateriali più moderno. Fonte: Censis |