Censis: Smarriti nel mercato PDF Stampa E-mail
martedì 04 maggio 2004
Oltre il 90% del campione ha paura che l'inflazione continui ad aumentare, l'87% sente la difficoltà a tutelare i risparmi, l'82% teme la scarsa sicurezza dei prodotti alimentari, oltre il 77% ha paura degli ogm, oltre il 72% teme gli attentati terroristici mentre il 50% teme per la stabilità e la sicurezza del lavoro.

Vi è da parte di molte persone un senso di smarrimento nel mercato, che viene percepito come indecifrabile, con regole difficili da comprendere, quanto meno per la gente comune.

Molti fatti recenti hanno generato una sorta di inquietudine, che frena e condiziona i comportamenti di spesa, un'inquietudine che congela quelle energie essenziali che potrebbero ridare slancio al sistema dei consumi in Italia.

Quali sono i fattori che condizionano attualmente i comportamenti di spesa delle famiglie?

Il dato più ovvio e scontato è che quasi la totalità del campione analizzato (92,4%) immagina un futuro dove l'inflazione continui ad aumentare.

Vi è poi un secondo gruppo di fattori potenzialmente ostativi alla piena ripresa dei consumi, rappresentato dalla:

  • crescente paura della scarsa sicurezza dei prodotti alimentari, espressa dall'81,9% degli intervistati;
  • dal timore che per alcuni prodotti alimentari possano essere utilizzati organismi geneticamente modificati, così come indicato dal 77,2% degli intervistati;
  • dalla possibilità di attentati terroristici, come ha espresso il 72,4% degli intervistati.

Per molte persone, quasi il 50% degli intervistati, sul clima di incertezza generale influisce l'idea della scarsa stabilità del lavoro o, per i più giovani, la difficoltà a trovare lavoro.

Questo timore, che fa ovviamente riferimento ad una percezione soggettiva degli intervistati, risulta, naturalmente, più diffuso tra i giovanissimi, cioè tra coloro che si pongono nella classe di età tra i 18 e i 29 anni, ma questo senso di smarrimento è presente in larga misura anche nelle classi dei trentenni, dei quarantenni e dei cinquantenni, per poi abbassarsi, ovviamente, tra coloro che si avviano ad uscire, per l'età, dal mercato del lavoro. Inoltre, le quote più elevate di persone che temono per il futuro del proprio lavoro sono state riscontrate nelle regioni del Centro e in quelle meridionali.

In un contesto siffatto, caratterizzato da un deciso calo di fiducia, anche le previsioni di investimento delle famiglie sono tenute al minimo, in attesa di tempi migliori. Le deludenti performance delle principali Borse negli ultimi anni e il calo progressivo, specie nell'ultimo anno, anche dei rendimenti dei titoli di Stato, per non parlare delle perdite subite su alcuni prodotti finanziari proposti a molte famiglie da alcuni istituti bancari italiani spingono i consumatori ad un atteggiamento di circospezione, se non di delusione.

Le forme di investimento alle quali si ricorre maggiormente o si prevede di ricorrere nell'immediato futuro sono rappresentate dai titoli a reddito fisso, prevalentemente i titoli di Stato, cui si aggiungono le polizze assicurative. Dei primi è in possesso attualmente il 19,1% degli intervistati, e un ulteriore 4,2% prevede di acquistarli, mentre degli strumenti assicurativi è in possesso il 18,3% del campione.

Tra gli strumenti caratterizzati da un maggiore livello di rischio invece, i fondi di investimento sembrano avere per le famiglie italiane ancora un certo appeal, anche se la quota di possessori è di appena il 5,4%, cui si aggiunge un ulteriore 2,4% di futuri possessori, mentre risulta ancora più basso il livello di diffusione di azioni.

L'unico vero investimento per il quale una parte delle famiglie è disposta a rischiare, eventualmente contraendo un debito, resta la casa e gli immobili in generale. Nel 2004 il 19% degli intervistati ha in atto una pratica per l'acquisto di un immobile o prevede di effettuare questo tipo di operazione e tale percentuale è peraltro in lieve aumento rispetto allo scorso anno, con percentuali superiori alla media complessiva del campione soprattutto nelle regioni del Nord Ovest.

In questo quadro riveste un'enorme importanza il ricorso al credito al consumo soprattutto da parte di coloro che non hanno ingenti disponibilità liquide nell'immediato e desiderano acquistare beni di un certo valore.

Relativamente a questo strumento, che nel 2002 era utilizzato ed appariva comodo e conveniente al 31,7% degli intervistati assistiamo oggi ad un incremento del numero delle persone che vi ricorre. Sono il 33,9% del campione gli utilizzatori che lo valutano positivamente mentre diminuiscono, rispetto al 2002, coloro che non lo utilizzano ma sarebbero interessati. Migliora anche sensibilmente (dal 6,6% del 2002 al 5,1% del 2004) la percentuale di coloro che, pur avendolo utilizzato, non lo trova comodo o conveniente.

 


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