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Il secondo capitolo del Rapporto Annuale Istat 2003 si sofferma sul tema dell'allargamento europeo ad est (la cosidetta Europa a 25) e cerca di valutarne vantaggi e svantaggi per il sistema Italia. L'analisi prende in considerazione sia la nazione Italia sia le diverse regioni che la compongono, ognuna con le proprie caratteristiche socio economiche, nei confronti dell'Europa.
Un focus particolare è riservato al tema dei percorsi di sviluppo delle regioni italiane dell’Obiettivo 1, in pratica quelle regioni che, per particolari situazioni di disagio e arretratezza, beneficiano di attenzioni su misura in termini di investimenti da parte dell'EU. Riportiamo un estratto per punti del secondo capitolo e ricordiamo che l'intero testo, come altro materiale prodotto dall''Istat, è reperibile nel sito internet dell'Istituto Nazionale di Statistica. L’Italia nell’Europa allargata L’Unione europea a 25 paesi diventa la prima area per dimensione economica del mondo, con una produzione pari al 21 per cento del Pil mondiale e genera il 41 per cento delle esportazioni mondiali (il 18 per cento, se si escludono gli scambi all’interno dei 25 paesi). Anche la popolazione dell’Ue25 risulta fortemente accresciuta, passando da 381 milioni dell’Ue15 agli attuali 455 milioni. L’aspetto più rilevante è, comunque, la riduzione del 9 per cento del Pil pro capite medio dell’Ue25 rispetto a quello dell’Ue15, accompagnata da una tendenza all’aumento delle disparità tra paesi dell’Unione e all’interno degli stessi. Nell’Ue25 il Lussemburgo si conferma il paese più prospero, seguito, a molta distanza, da Irlanda, Danimarca e Paesi Bassi. Dal punto di vista della performance economica, il divario tra i nuovi paesi membri e il resto dell’Ue15 rimane ancora molto elevato: il Pil pro capite dei tre paesi più “ricchi" tra i Npm (Cipro, Slovenia e Malta), è intorno al 70 per cento della media Ue15, mentre le tre repubbliche baltiche e la Polonia (il paese più grande), si collocano su valori compresi tra il 37 e il 43 per cento. |