Istat 2003: trasformazioni degli assetti del welfare PDF Stampa E-mail
lunedì 24 maggio 2004

Il quinto capitolo del Rapporto Annuale Istat 2003 si sofferma sul tema delle trasformazioni degli assetti del welfare. Il reddito disponibile per le famiglie, gli attori e i beneficiari delle politiche del welfare sono i temi dell'analisi di questo capitolo.

Un focus particolare è riservato al tema della povertà in Italia.

Riportiamo un estratto per punti del quinto capitolo e ricordiamo che l'intero testo, come altro materiale prodotto dall''Istat, è reperibile nel sito internet dell'Istituto Nazionale di Statistica.

Trasformazioni degli assetti di welfare

Nel periodo 1995-2002 il reddito disponibile del settore delle famiglie aumenta del 28 per cento. Tra il 1990 e il 2002 cresce anche la quota di reddito che rimane alle famiglie dopo il processo di redistribuzione (dall’88 al 90 per cento).

Le regioni col più alto reddito pro capite sono Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, mentre agli ultimi posti figurano Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.

Nel processo di redistribuzione del reddito, le imposte correnti aumentano del 37,7 per cento e i contributi sociali del 19,3 per cento. Le prestazioni sociali, invece, crescono del 38,8 per cento. Aumenta di un punto percentuale la quota di imposte e contributi versati dalle regioni del Mezzogiorno (dal 21,3 al 22,3 per cento), che registrano, peraltro, il più basso incremento di prestazioni sociali ricevute.

La pressione fiscale corrente (incidenza delle imposte correnti sul reddito disponibile) risulta più elevata in Lombardia e nel Lazio (entrambe intorno al 15 per cento); in generale, diminuisce la forbice tra il Nord e il Mezzogiorno grazie alla dinamica crescente delle imposte nelle regioni meridionali

Nel 2002, la Lombardia è la regione con il più elevato livello di spesa equivalente (2.276 euro mensili), seguita da Emilia Romagna e Valle d'Aosta. Fanalino di coda è invece la Calabria (1.314 euro), preceduta da Campania e Basilicata. Lombardia e Veneto sono le regioni che presentano al loro interno una distribuzione della spesa per consumi più omogenea, mentre in Molise e in Trentino-Alto Adige è più elevata la variabilità tra i livelli di spesa.

 


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