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L’ente italiano Uni è arbitro nello scontro tra Microsoft e Ibm |
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mercoledì 05 settembre 2007 |
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Due filosofie a confronto: l’open source (sostenuto da Ibm) e il copyright (di marca Microsoft). Sullo sfondo un nuovo standard per i software di gestione dei documenti elettronici in ufficio
L'Ente Nazionale Italiano di Unificazione (Uni), associazione privata che svolge un'attività di regolamentazione degli standard nei settori industriali, commerciali e del terziario, è alle prese con il duro scontro tra Microsoft e Ibm. L'Uni rappresenta l'Italia presso l'Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni, che ha sede a Ginevra e conta 104 paesi associati, E’ di questi giorni la necessità dell’Uni di intervenire e prendere posizione sull'adozione o meno del formato Open Xml di Office, il software per ufficio di Microsoft, come standard di creazione e archiviazione di documenti nel formato elettronico. Il colosso di Redmond ha bisogno del via libera dell'Uni e delle altre associazioni consorelle dell'Ue, con un responso che è atteso entro la metà di settembre. In gioco ci sono due filosofie del tutto diverse. Ibm spinge in difesa del proprio formato OpenDocument che gode già della approvazione dell'Iso e che poggia su un software 'open source', libero e modificabile a patto che ci sia la condivisione con tutti gli utenti. Su queste posizioni oltre a Big Blue ci sono altri grossi fornitori di software che sviluppano programmi del calibro di Adobe e Corel. Microsoft, al contrario, punta sulla tutela dei software prodotti che con i continui aggiornamenti assicurano consistenti fonti di reddito.L'Uni, che istituito una commissione di 85 esperti per approfondire il caso, si trova al centro dello scontro tra titani e delle accuse reciproche di condizionamenti su alcuni componenti della commissione. In Europa Microsoft non ha mai avuto vita facile, visto che l'Antitrust Ue è intervenuto diverse volte per sanzionare con multe da 1 miliardo di dollari complessivo, condotte contro le regole del mercato e della concorrenza.
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