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L’indagine realizzata dalla Fondazione Nord Est su imprenditori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Il settore dei servizi continua a crescere ma senza incrementare la produttività
Il terziario vuole mettersi al servizio delle industrie del Nordest, ma non ne capisce le reali esigenze di servizio. E’ questo il grande nodo che emerge dalla prima indagine pionieristica sul rapporto fra terziario e Nordest produttivo, promossa dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata dalla Fondazione Nord Est su un campione di 1.020 titolari di imprese attive nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.Dall’industria manifatturiera al commercio, a servizi, imprese e persone, il focus ha preso in considerazione le imprese con più di 10 dipendenti. Ne è emerso un quadro per certi versi sconcertante: se nel Nordest il 52% delle imprese dimostra una spiccata tendenza a svolgere al proprio interno le attività di servizi di mercato, è altrettanto vero e per certi versi paradossale vedere come il mondo del terziario sia cresciuto in questi ultimi anni del 60% senza tuttavia far corrispondere un incremento di produttività. Su questo tema si sono confrontati il direttore scientifico della Fondazione Nord Est Daniele Marini, il presidente della società di consulenza nella comunicazione “Community" Auro Palomba, il direttore generale della Cariparo Rinaldo Panzarini, il presidente della Sezione Terziario Avanzato di Unindustria Padova Gianni Potti e il presidente di Retail Design Srl Paolo Lucchetta. Tutti concordi su una strategia da seguire per ottimizzare la coesione e la fiducia fra mondo produttivo della terra dei miracoli e pianeta del terziario: evolvere e potenziare il dialogo fra le due realtà. Secondo Daniele Marini: “la quota di imprese che allacciano relazioni con i servizi offerti dal terziario è in aumento, ma l’industria manifatturiera fa ancora molta fatica ad assorbire questa domanda di servizi avanzati. E viceversa, i servizi non comprendono le richieste provenienti dal mondo delle imprese". Basta un esempio a Marini per far capire la difficoltà del rapporto: “l’e-commerce di internet non ha ancora quella flessibilità adeguata per portare la maggior parte delle imprese ad utilizzarlo". La ricerca evidenzia come, in caso di esternalizzazione dei servizi, alla delega ad operatori esterni effettuata dal 18,9% delle aziende, nel 29,3% dei casi l’imprenditore preferisce comunque partecipare operativamente al processo di erogazione del servizio. I servizi maggiormente soggetti a esternalizzazione sono rappresentati per il 63% dei casi da trasporti, logistica e informatica, mentre la tendenza nei riguardi della gestione finanziaria è diametralmente opposta: il 72% delle imprese del Nordest la svolge esclusivamente al proprio interno. Per il direttore generale di Cariparo questo è un grosso errore: “le imprese del territorio -spiega Panzarini- hanno bisogno di avere al loro fianco un partner finanziario che le conosca bene, in grado di servirle al meglio, finanziarle e accompagnarle nei processi di innovazione e di internazionalizzazione oggi determinanti per garantire una prospettiva di sviluppo". Anche Gianni Potti è sulla stessa linea: “bisogna investire nel terziario avanzato perché da questo comparto può venire un contributo decisivo al recupero di competitività e alla definizione del nuovo profilo dell’industria moderna, ovvero un mix vincente tra un manifatturiero più globale, più specializzato e tecnologico e il nuovo capitalismo delle competenze".
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