Nel 2008 sarà ancora decisivo l'export PDF Stampa E-mail
lunedì 07 gennaio 2008

abbigliamento italiano 2007

La moda maschile “made in Italy" è in buona salute. Buone le prestazioni nei canali distributivi nazionali con outlet, spacci e gdo in testa. Male il dettaglio e le catene monomarca

Il contributo del commercio con l'estero allo sviluppo dell'attività settoriale della moda del 2007, garantito dall'accelerazione dell'export (stimata in un +9,8% delle esportazioni su 12 mesi), è stato amplificato dal contemporaneo rallentamento delle importazioni: nei primi otto mesi dell'anno la crescita dell'import non ha superato il 3%. Nel ranking dei maggiori fornitori del mercato italiano si consolida la leadership cinese (+16%) che rappresenta oltre un quarto dell'intero mercato all'import, ed ha sottratto quote di mercato soprattutto alla Romania (-26,5%).

Pur scontando un certo rallentamento dell'export nell'ultima parte del 2007, l'anno passato dovrebbe essersi chiuso con un netto miglioramento dell'attivo commerciale settoriale, che è stimato essersi riportato abbondantemente sopra la soglia degli 1,3 miliardi di euro. Lo sviluppo dell'attività settoriale del 2007 ha potuto giovarsi anche di un contributo leggermente favorevole del mercato interno dove, pur in un contesto di stagnazione dei volumi venduti, la spesa nominale dovrebbe aver registrato un aumento dell'ordine del 2% nell'anno solare.

A livello retail, nell'autunno-inverno 2006-2007 gli incrementi di vendita più elevati (+19%) della scorsa stagione invernale sono quelli che hanno interessato outlet, spacci aziendali e vendite online. L'altro canale 'vincente' dell'ultima stagione invernale è rappresentato dalla Gdo, dove si è assistito un aumento del sell out superiore al 7%.

I canali distributivi più in difficoltà sono invece stati catene monomarca e dettaglio indipendente, entrambi caratterizzati da cali di vendita superiori al 3%. Per la stagione in corso, invece, i dati SitaRicerca disponibili evidenziano un avvio di stagione positivo (+2,8% il dato preliminare sulla spesa relativo al mese di ottobre), ma per la campagna nel suo complesso le previsioni sono ancora orientate alla stabilità. Per le confezioni classiche ci si attende un contributo positivo da parte degli abiti e dei cappotti, mentre pare ancora in relativa difficoltà l'area sportswear.

Per il 2008, gli esperti di Smi-Ati dicono che le sorti della moda maschile italiana saranno legate a doppio filo all'andamento delle esportazioni, fronte su cui non mancano fattori di incertezza: sul fronte macro si dovranno ad esempio scontare gli effetti del rallentamento complessivo della crescita economica e dell'euro forte, mentre sul piano settoriale il comparto dovrà fare i conti con il previsto rallentamento nella dinamica dei consumi di abbigliamento nei maggiori mercati comunitari, sperando in qualche segnale di recupero della Germania, e l'estensione della gamma di prodotti (dal basic alla fascia media) sui quali fronteggiare la concorrenza dei competitor emergenti.

"In questo scenario competitivo -si legge in una nota- come più volte segnalato in passato, saranno ancora le singole decisioni aziendali (ovvero la capacità delle imprese di puntellare continuamente i vantaggi non-price della propria offerta) a giocare il ruolo più significativo nella determinazione delle performance complessive della moda maschile Made in Italy".




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