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Sui prezzi degli alimentari, no a strumentalizzazioni |
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mercoledì 20 febbraio 2008 |
 I comportamenti a continua tutela del potere d'acquisto delle famiglie da parte delle aziende della GDO sono sotto gli occhi di tutti. Lo afferma Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione, l'associazione che raggruppa la maggioranza delle imprese della Grande Distribuzione Organizzata
“Pensare che la Grande Distribuzione Organizzata rappresenti l'elemento di aggravamento nel processo di formazione del prezzo nella filiera agroalimentare italiana è quantomeno strumentale". Lo afferma Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione, l'associazione che raggruppa la maggioranza delle imprese della Grande Distribuzione Organizzata.
I comportamenti a continua tutela del potere d'acquisto delle famiglie da parte delle aziende della GDO sono sotto gli occhi di tutti, anche di quei consumatori -chiosa ancora Barberini- che si lamentano: secondo Federdistribuzione "negli ultimi 4 anni la variazione dei prezzi dei prodotti confezionati nella GDO è stata solo dell'1,8% (dati Istat e IRI Infoscan) a fronte di aumenti cumulati di servizi e tariffe del 17,8% e dell'inflazione dell' 8,2%".
Quello che il consumatore realmente paga -prosegue Barberini- è la struttura di una filiera ancora caratterizzata da forti inefficienze, ridotte dimensioni d'impresa ed eccessiva lunghezza, dove troppi intermediari contribuiscono ad alzare il prezzo, ma non aggiungono alcun valore al prodotto. Accusare la GDO e nascondere questi difetti strutturali, che sono la vera causa dei prezzi alti significa solo avere una visione miope e strumentale del problema. "Neanche il doppio prezzo può rappresentare una soluzione valida. Se davvero si vuole avviare un percorso virtuoso di contenimento dei prezzi alimentari -conclude Barberini- occorre affrontare i problemi strutturali con prospettive e interventi strategici".
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