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L’Italia si adegua, ma Bruxelles chiede comunque chiarimenti non formali: in Italia la direttiva del 2005 è già stata recepita, ma questo nuovo giro di vite che toglie agli stati la possibilità di decidere tra multa e pene carcerarie non è prevista
Non più solo multe, ma anche il carcere per chi si rende responsabile dell'inquinamento dei mari, di scarichi illegali da parte di navi, di drammi provocati dalle carrette dei mari. Basti pensare agli incedenti provocati negli anni scorsi dalle navi cisterna Erika e Prestige che hanno prodotto veri e propri disastri ambientali lungo le coste franco-spagnole.Bruxelles, su indicazione della Corte di giustizia europea, ha deciso di dare un ulteriore giro di vite alla direttiva varata nel 2005 dai 27 stati membri per la lotta all’inquinamento marittimo. Direttiva che l'Italia ha già recepito nel proprio ordinamento ma su cui Bruxelles si prepara a chiedere chiarimenti, non formali. L’iniziativa lanciata congiuntamente dal vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini responsabile per le politiche di giustizia, libertà e sicurezza, e Jacques Barrot, con delega ai trasporti, rappresenta una un’importante novità: se fino a oggi i governi dell’Ue hanno avuto la possibilità di scelta tra l’introduzione di una sanzione amministrativa o una penale, con la nuova proposta viene meno questa opzione e la sanzione penale dovrà essere obbligatoriamente introdotta. Le violazioni alle regole esistenti “devono essere considerate reati penali e sanzionate con provvedimenti penali". Gli stati membri saranno obbligati a garantire che le imprese possono essere considerate responsabili dei reati penali commessi al fine di procurare loro un vantaggio e che siano soggette a sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive. La nuova proposta -ha tenuto a sottolineare Frattini- “rappresenta un'importante integrazione della direttiva Ue sulla protezione dell'ambiente mediante il diritto penale". Barrot dal canto ha precisato che sono “una piccola minoranza gli operatori che offuscano l'immagine dell'industria dei trasporti marittimi". L'Italia è tra i quindici paesi europei sui 27 che hanno già introdotto nel loro ordinamento la direttiva 35 del 2005 per la lotta all'inquinamento marino, prevedendo anche sanzioni penali. In questo senso quindi Roma non dovrebbe portare modifiche alla sua normativa alla luce della nuova proposta. Tuttavia la Commissione si prepara ad avviare una lettera di richiesta di informazioni a Roma sul modo in cui la direttiva del 2005 è stata recepita nell’ordinamento italiano. Non si tratta di una procedura formale, assicurano a Bruxelles, ma di approfondimento di certi elementi e le autorità italiane avranno due mesi per rispondere.
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