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Crescono i costi a carico del terziario in Italia |
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domenica 06 aprile 2008 |
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Nel settore terziario in Italia incombe il caro vita: i costi delle imprese hanno segnato un aumento significativo. Crescita dei prezzi delle materie prime e aumento degli stipendi sono i motivi più ricorrenti degli aumenti, che ora cadranno sui clienti finali
Si rivela lievemente più grave delle stime iniziali la frenata dell'attività economica delle imprese di Eurolandia nel mese di marzo. L'indice sui direttori di acquisto (Pmi) -elaborato da Ntc economics e Royal Bank of Scotland- è stato rivisto al ribasso a 51,8 punti, un decimale in meno rispetto al dato preliminare. Il valore rappresenta la media per le aziende di manifatturiero e servizi, e ora naviga ai minimi degli ultimi 31 mesi. Una frenata estesa anche al settore terziario in Italia, dove incombe il caro vita: i costi delle imprese hanno segnato il balzo più forte fin dall'inizio dell'indagine (1998), e ora, a cascata, si ripercuoterà sui clienti finali.Guardando nello specifico la situazione dei servizi in Italia, le aziende hanno attribuito questo aumento dei costi alla crescita dei prezzi delle materie prime, si legge su una nota congiunta Ntc-Rbs. Qualcun altro ha riportato un aumento degli stipendi pagati ai dipendenti, e le imprese hanno aggiunto di aver trasferito sui clienti finali l’aumento dei costi dei carburanti e degli stipendi, attraverso l’innalzamento dei prezzi alla vendita. In Italia “la riduzione delle attività è il risultato principalmente del calo delle nuove commesse causato da fattori come l’incertezza politica, la continua crisi del credito a livello mondiale e il calo occupazionale", spiega Scott Turnbull, economista di Ntc, secondo quanto riporta il comunicato. “I nuovi ordini hanno anche sofferto a causa di un calo del potere d’acquisto dei clienti dopo la forte impennata inflazionistica".
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