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Per l’Fmi il turismo italiano è poco professionale |
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mercoledì 30 aprile 2008 |
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Scarsa professionalità degli operatori, infrastrutture non adeguate e mancanza di politiche ad hoc. Sono questi i mali che affliggono l'industria del turismo italiana che perde quota. Lo afferma l’Fmi in un report dedicato alla competitività nei paesi dell'area euro del sud
Scarsa professionalità degli operatori, infrastrutture non adeguate e mancanza di politiche ad hoc. Sono questi i mali che affliggono l'industria del turismo italiana che perde quota: i visitatori sono in calo così come la spesa media dei turisti. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale in un report dedicato alla competitività nei paesi dell'area euro del sud. Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono “specializzate in turismo", ma mentre “Grecia e Spagna hanno aumentato la propria quota di mercato nel mondo delle importazioni di servizi di viaggio e la Francia e il Portogallo hanno mantenuto la propria posizione, l’Italia è calata. La Spagna -sottolinea il Fmi- ha visto crescere la propria quota nel numero dei visitatori mentre la media della spesa per viaggi è aumentata considerevolmente in Grecia. In Italia sono invece in calo sia il numero dei visitatori sia la spesa media". La “debole performance turistica italiana può essere spiegata da fattori strutturali. L'indice di competitività di viaggi e turismo pubblicata dal World Economic Forum, mostra come l'Italia sia agli ultimi posti fra i paesi dell'Europa del mediterraneo. Le restrizioni alla proprietà straniera e alla partecipazione nel settore, le scarse infrastrutture ferroviarie e portuali, i bassi livelli di professionalità fra i dipendenti del settore e una mancanza di politiche governative che diano priorità al settore sono i fattori principali che portano l'Italia nella parte bassa della classifica".
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