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Due italiani su tre sono occupati in microimprese |
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martedì 06 maggio 2008 |
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In Italia il 98% delle aziende è piccola o piccolissima. In queste aziende lavorano quasi 16 milioni di persone. Secondo la Cgia le piccole imprese rappresentano la modernità perchè sono il risultato del profondo cambiamento sociale italiano
Gli italiani che lavorano in aziende con meno di 20 addetti sono 15.194.000 e rappresentano il 67,6% degli addetti italiani, in costante crescita. Rispetto al 2005 gli addetti di questa classe sono aumentati di 361.000 unità. E' questa la fotografia scattata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha analizzato la posizione dei circa 22 milioni e mezzo di lavoratori italiani (pubblici e privati).Una mappa che disegna un quadro molto nitido: l'Italia ha il proprio perno nelle piccole e soprattutto nelle piccolissime aziende. Tra le medie e grandi imprese infatti (quelle sopra i 250 addetti) gli occupati sono solo 2.442.000 (pari a quasi all'11% del totale) e rispetto all'anno precedente sono scesi di 114.000 unità. Peccato -sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre- che la grande maggioranza degli osservatori ritenga che la presenza così diffusa di tante microimprese costituisca un elemento di arretratezza. "Rappresenta invece la modernità perchè sono il risultato del profondo cambiamento sociale, economico e tecnologico che il nostro Paese ha registrato negli ultimi 30 anni e il fatto che non abbiamo più le grandi aziende non è colpa della presenza così diffusa di questo capitalismo molecolare. E' la concorrenza che ha fatto una selezione molto netta e le ha poste fuori mercato". Invece, ancora adesso -conclude la nota della Cgia- ogni qual volta si redige una legge e si elabora una misura di sostegno o alle imprese o ai lavoratori “quel 98% di aziende e i 2/3 dei lavoratori che vi trovano lavoro sono pressoché ignorati".
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