Sono stranieri 4 prosciutti su cinque PDF Stampa E-mail
mercoledì 21 maggio 2008

Sciopero Prosciutto produzione non italiana

Sciopero del prosciutto per difendere il made in Italy. A lanciare il nuovo allarme per la crisi della suinicoltura è la Coldiretti a fronte dell’impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,08 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione

Negli scaffali dei negozi italiani quattro prosciutti su cinque provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta". E' quanto denuncia la Coldiretti nell’annunciare che allo “sciopero del  prosciutto" hanno già aderito gli allevatori che rappresentano il 70% della produzione di suini italiani dei circuiti a  denominazione di origine.

Mentre i consumatori affrontano le difficoltà degli alti prezzi al mercato, agli allevatori nelle stalle -sottolinea la  Coldiretti- vengono riconosciute quotazioni insostenibili, nonostante siano drasticamente aumentate le spese per l'alimentazione degli animali. A questi -prosegue- si sono aggiunti rincari anche nelle spese energetiche e la necessità di investimenti nelle strutture e nei mezzi aziendali per ottemperare agli obblighi comunitari".

A fronte di un prezzo medio per il prosciutto di 24,55 euro al chilo pagato dai consumatori nei negozi, agli allevatori italiani viene riconosciuto un compenso di appena 1,08 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, che rischia di far chiudere le stalle e con esse le specialità della salumeria Made in Italy.

Secondo la Coldiretti è “necessaria una programmazione nella produzione dei prosciutti destinati alla filiera del Parma e San Daniele e la differenziazione del prezzo, tra il maiale nazionale destinato alle denominazioni di origine e quello da macelleria fresca. Ma serve soprattutto -conclude l'organizzazione- una norma che renda obbligatoria l'indicazione della zona di provenienza della carne maiale e dei prodotti da macelleria, considerato che sono 40 milioni i  prosciutti arrivati in Italia in un anno dall'estero che rischiano di venire spacciati come Made in Italy".




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