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Una ricerca annuale Ups sul clima economico europeo che si è scontrato con la recente crisi americana e mondiale: la fiducia dei dirigenti è in calo, ma le opportunità non mancano
L'ottimismo dei manager europei si è arenato dopo le recenti tempeste sui mercati finanziari in tutto il mondo. Per la prima volta dal 1992 la ricerca annuale Ups Business Monitor ha rivelato una differenza tra le dichiarazioni degli intervistati (risalenti allo scorso autunno) e la prova dei fatti, con un repentino cambio di scenario solo in parte pronosticabile alcuni mesi fa.Questo il punto di partenza emerso alla tavola rotonda sul rallentamento dell'economia globale, organizzata a Milano da Ups e AmCham (Camera di commercio americana in Italia). La crisi innescata dai mutui statunitensi si è diffusa a livello globale, con una picchiata delle quotazioni di borsa e un calo di fiducia nei consumatori. Così gli imprenditori, che alla fine del 2007 si mostravano ancora in corsa sull'onda dello sviluppo, stanno facendo i conti con un riflusso imprevisto. La ricerca Ups (campione di 1451 manager di sette paesi) fotografava un clima economico orientato alla costante fiducia nelle prestazioni aziendali, con il caso lampante dei manager belgi (il 66% affermava che le aziende navigavano in acque migliori rispetto all'anno precedente). Le previsioni per il 2008 erano ottimiste, soprattutto per i dirigenti italiani e spagnoli. Poi è arrivato il maremoto dei mutui subprime americani, molti istituti di credito sono affondati o hanno subito ingenti perdite finanziarie, le banche centrali hanno gettato salvagente di liquidità. L'esplosione della bolla sull'altra sponda dell'oceano si è propagata rapidamente in Europa e nel resto del mondo. Lo scenario attuale, con l'aumento dei prezzi dell'energia, la debolezza del dollaro e la contrazione dei consumi, sta penalizzando il mercato del vecchio continente. "Il rallentamento della crescita mondiale è largamente dovuto alla fase discendente del ciclo economico, e quindi sarebbe avvenuto anche in assenza degli shock dei subprime e dei prezzi petroliferi", ha però commentato Emilio Rossi di Global Insight. Un rischio all'orizzonte è quello del “credit crunch", la contrazione del credito bancario, alzando i tassi d'interesse, per arginare le falle. Il convegno milanese ha evidenziato anche le contraddizioni delle politiche monetarie. Diminuire i tassi, sulla scia della Fed, potrebbe aggravare l'inflazione, come effetto collaterale del tentativo di ripresa economica. L'equilibrio economico è quindi sempre più complesso da interpretare, dopo il polverone dei recenti scossoni.
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