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Meno 1% a marzo, benché tengano gli alimentari. A rischio i piccoli esercizi, per Confesercenti, mentre i consumatori chiedono la riduzione dei prezzi del 15%. Confcommercio avverte che il calo della domanda riguarda gran parte dei settori
Brusca frenata delle vendite a marzo, calate al minimo da due anni. Il commercio al dettaglio, secondo i dati forniti dall’Istat, ha registrato una flessione dell'1% rispetto all’anno scorso, trainato in basso soprattutto dal calo delle vendite di prodotti non alimentari, mentre tengono gli alimentari. Pesa anche l’ampia flessione delle vendite nella piccola distribuzione. Mentre Confesercenti lancia l’allarme-chiusura per i piccoli esercizi, i consumatori chiedono ai commercianti una riduzione generalizzata dei prezzi almeno del 15%. L’ampio calo tendenziale delle vendite al dettaglio a marzo è il peggiore dal marzo 2006, quando era stato del -1,8%.A livello congiunturale, invece, dove il calo è stato dello 0,5%, il dato di marzo risulta il peggiore dall'aprile 2007. A spingere in basso le vendite è stata soprattutto la frenata registrata per i prodotti non alimentari (-2,3% rispetto al marzo 2008, con in testa farmaceutici e utensileria per la casa), mentre tiene la componente alimentare, in aumento dello 0,8%. Se la passa particolarmente male la piccola distribuzione (-2,4%), con vendite in calo sia per gli alimentari che per i non alimentari. Le vendite di alimentari sono invece in crescita nella grande distribuzione (+1,4%), che nel complesso evidenzia una dinamica più favorevole (+0,9%) rispetto ai piccoli esercizi. Nella grande distribuzione spicca in particolare l’accelerata delle vendite di alimentari negli ipermercati (+2,4%). Sul rallentamento di marzo, secondo l'Istat, incidono sia il giorno in meno di apertura dei negozi rispetto all’anno scorso, sia il caro-prezzi, particolarmente elevato per gli alimentari (l'inflazione a marzo e' stata del +5+5% per i soli prodotti alimentari). La frenata di marzo non annulla comunque la crescita delle vendite registrata nei primi due mesi dell'anno (+1% a gennaio e +2,7% a febbraio), lasciando il primo trimestre in crescita (+0,9%). Il dato di marzo “rispecchia la crisi che stanno vivendo i consumatori italiani" sottolinea il Codacons che chiede ai commercianti di fare il primo passo, con una riduzione generalizzata dei prezzi almeno del 15%. “Altro che riduzione dei prezzi", risponde Confesercenti, lanciando l'allarme per i tanti piccoli esercizi che rischiano di chiudere i battenti uno dopo l'altro. Confcommercio avverte che il calo della domanda per consumi delle famiglie riguarda ormai gran parte dei settori, con punte particolarmente negative nell’alimentare e nell’abbigliamento e interessa oltre alle imprese di minori dimensioni anche parte della distribuzione organizzata. Solo il calo dei consumi dei prodotti primari, precisa l’Adoc, si attesta ormai circa al 6%.
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