Studio Cgil: 4 atipici su 10 sono "stabilmente precari" PDF Stampa E-mail
martedì 10 giugno 2008

Studio CGIL precari italiani

I lavoratori parasubordinati in Italia nel 2007 sono un milione e mezzo, secondo il terzo rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sul lavoro atipico presentato a Roma da Ires-Cgil e Nidil in collaborazione con l’università “La Sapienza"

Una galassia di giovani e meno giovani, in larga maggioranza titolari di contratti di collaborazione ma anche amministratori, sindaci di società e partecipanti a commissioni, che rischiano di rimanere ‘intrappolati’ nel lavoro atipico. I lavoratori parasubordinati in Italia nel 2007 sono un milione e mezzo, secondo il terzo rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sul lavoro atipico presentato a Roma da Ires-Cgil e Nidil in collaborazione con l’università “La Sapienza". Secondo la ricerca infatti, 6 precari su 10 restano nell’impiego flessibile per due anni di seguito e oltre il 37 per cento per l’intero triennio preso in considerazione dall’Osservatorio (2005-2007).

Rimanendo, tra l’altro, in oltre il 95 per cento dei casi nella stessa tipologia contrattuale da un anno all’altro. “Le collaborazioni dunque -si legge nello studio della Cgil- per essere impieghi temporanei sono decisamente stabili nel tempo. L’impressione è di essere di fronte a una flessibilità permanente". Una condizione, questa, che riguarda oggi 789.690 lavoratori, in prevalenza maschi e con età media significativamente più elevata: 41 anni per le donne e 47 anni per gli uomini. Impiegati soprattutto nei settori tradizionali di industria, agricoltura, commercio, costruzioni, attività finanziarie e immobiliari e nella Pubblica amministrazione e ricerca.

Al contrario, nei servizi alle imprese e nell’istruzione la quota di contratti su tre anni è minima, a indicare un forte ricambio di personale. “Per affrontare il tema della precarietà -ha spiegato il segretario generale Nidil Filomena Trizio- sono dunque necessarie politiche adeguate, che sappiano contrastare i fenomeni degenerativi basati su mere convenienze di costo del lavoro. Da qui la necessità e la responsabilità per il nuovo governo di mantenere e rafforzare l’azione intrapresa nello scorso biennio dall’esecutivo Prodi".

Più in generale, continua la ricerca di Ires-Cgil e Nidil, il fenomeno del lavoro parasubordinato sembra segnare negli ultimi anni una sostanziale stabilità, con un aumento di poco più di 38 mila unità rispetto al 2006 (+2,4 per cento), mentre nel periodo tra il 1996 e il 2004 l’incremento era stato incontenibile (+108 per cento), con una crescita media annua del 9,6 per cento. Un altro segnale positivo viene dalla riduzione, nell’ultimo anno, di oltre 20 mila unità di lavoratori a rischio di precarietà, che sono passati dagli 858.388 del 2006 agli 836.493 del 2007. Un risultato a cui hanno contribuito sia la lotta del ministero del Lavoro alle “false collaborazioni" sia l’aumento del contributo pensionistico di ben 5 punti percentuali rispetto al reddito (che ha reso meno conveniente per le aziende il ricorso alle collaborazioni) sia gli incentivi alla stabilizzazione.

Un’inversione di rotta che, tuttavia, non ha inciso sul miglioramento della condizione economica dei lavoratori atipici. Secondo la ricerca, infatti, il reddito medio della categoria nel 2007 si attesta a poco meno di 15.900 euro, ma per i collaboratori a progetto, i cui redditi sono passati nel triennio 2005-2007 da 8.400 euro a 8.800 euro, l’incremento è tanto limitato (4,8 per cento, pari a 405 euro) da impedire il recupero dell’inflazione reale. Per di più va ricordato che, nel periodo preso in considerazione, la quota pensionistica versata all’Inps è passata dal 18 al 23,5 per cento, con un aumento superiore quindi a quello retributivo, mentre nel contempo i mesi contrattualizzati passano per i lavoratori atipici esclusivi dai 7,1 del 2006 ai 7 del 2007. “Ciò indica inequivocabilmente -si legge nel documento- per i collaboratori a progetto e assimilati, un costante peggioramento delle condizioni economiche".




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