Verso il business mediterraneo PDF Stampa E-mail
mercoledì 13 luglio 2005

"Milano è la porta dei Paesi mediterranei per l'Europa e vuole diventare il centro del business del Mediterraneo". Ad affermarlo è Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio.

E, per far sì che il capoluogo lombardo sia centro del business mediterraneo, la Camera di Commercio intende aprire filiali nei Paesi in cui è già avviata una collaborazione e istituire un Fondo di partecipazione di cinquanta milioni di euro destinati agli imprenditori italiani che avvieranno nuove intese nei Paesi del Sud mediterraneo.

Di tutto ciò si è parlato nel corso della terza edizione della "Conferenza annuale del laboratorio Euro-Mediterraneo", manifestazione organizzata appunto dalla Camera di Commercio, in collaborazione con il Ministero degli Affari esteri e con il patrocinio del Ministero delle Attività produttive, il cui obiettivo è favorire il dialogo tra l'Italia e l'area a Sud dell'Europa.

Di rilievo, all'interno della Conferenza, è l'apporto fornito dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Letizia Moratti, che ha sottolineato alcune azioni promosse dal suo Dicastero, tra cui il processo per la costruzione dello Spazio Euro-mediterraneo di Alta formazione e Ricerca (novembre 2003). "Abbiamo chiamato a raccolta i ministri e i rappresentanti del mondo accademico di ben venti Paesi di quest'area, dalla Siria al Marocco, dall'Egitto alla Tunisia all'Autorità Palestinese, dalla Giordania a Cipro e Malta - ha spiegato Letizia Moratti -. "In tale contesto è stato riaffermato il concetto che lo sviluppo delle risorse umane e la comprensione tra le nostre differenti culture sono condizioni indispensabili per il benessere e la coesione sociale e per una coesistenza pacifica basata sul rispetto delle reciproche diversità che permetta a tutti di studiare e lavorare in un contesto multietnico, multilingue e multiculturale di pari opportunità e dignità".

"Questa premessa condivisa e soprattutto i risultati concreti che ne sono seguiti - ha proseguito il Ministro -  hanno fatto sì che, quello che abbiamo definito "Processo di Catania" si rivelasse uno strumento di potenziale forte innovazione delle nostre politiche per l'istruzione, la formazione e la ricerca. Oggi, infatti, grazie al contributo dei Paesi partecipanti alla prima e alla seconda Conferenza di Catania, svoltasi nel gennaio di quest'anno, e al forte impegno delle università che hanno voluto aderire con entusiasmo a questo processo, possiamo affermare che la cooperazione interuniversitaria nell'area euro-mediterranea è una realtà".

Realtà che oggi si esprime in 58 Università ed enti di ricerca (di cui 32 italiani e 26 degli altri Paesi del Mediterraneo) collegati. I settori prescelti per sviluppare la cooperazione scientifica rispondono alle esigenze e alle vocazioni di ciascun Paese: dalle nanotecnologie all'agroalimentare, dall'e-business management allo sviluppo sostenibile, dall'archeologia e i beni culturali allo studio dei rischi sismici. Da sottolineare è soprattutto il nuovo sistema di Università Euro-Mediterranea a distanza. Grazie alle tecnologie Internet e satellitari, il progetto permette di accettare le iscrizioni degli studenti ai corsi di laurea a distanza presso tutte le università partner, di realizzare nuovi corsi di laurea in settori come economia del turismo, management, diritto comparato internazionale, archeologia, lingua e cultura araba ed italiana, management dei servizi sanitari e della gestione del territorio, di attivare sia master in innovazione tecnologica, sia corsi brevi di formazione e riqualificazioni professionale per formatori e insegnanti dei vari livelli nei Paesi coinvolti.




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