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Romeni, è boom dell’immigrazione. Sono aumentati in un anno del 70%: sono ex clandestini diventati regolari. “Soltanto il 2,5% è di etnia rom" avverte don Baratto. L’entrata nell’Unione Europea ha fatto emergere tutto il substrato di invisibilità cui erano costretti molti romeni
Il settimanale Espresso riporta i dati dell’ultima ricerca Caritas sulla presenza di cittadini romeni nel Veneto. Da un anno all’altro, grazie all’entrata in Europa, il numero dei romeni nella provincia di Venezia è cresciuto di oltre il 70 per cento. Erano circa 10 mila nel 2006, sono diventati più di 17 mila nel 2007. Ecco i numeri che descrivono meglio degli altri l’uscita dalla clandestinità di migliaia di cittadini romeni già presenti sul suolo veneziano. Numeri eloquenti, contenuti all’interno della pubblicazione “Romania, immigrazione e lavoro in Italia", redatto dalla Caritas. Le statistiche raccolte nel libro raccontano una migrazione che negli ultimi anni ha conosciuto un boom incredibile. Da qui, le paure e la criminalizzazione di tutto un popolo identificato come delinquente.“Si fa spesso l’equiparazione rom-romeno -spiega don Bruno Baratto, fra i redattori del volume- ma in realtà" aggiunge il sacerdote “solo il 2,5% della popolazione romena appartiene a quella etnia". Gli imprenditori veneziani, intanto, devono molto a quel Paese: “nel 2005 le aziende lagunari in Romania erano oltre 300". L’entrata nell’Unione Europea ha fatto emergere tutto il substrato di invisibilità cui erano costretti molti romeni: se nel 2006 i “regolari" erano 9.878, a fine 2007, quando per i cittadini di quel Paese non era più necessario il permesso di soggiorno, sono arrivati a quota 17.115. Difficile pensare che in pochi mesi settemila romeni abbiano varcato il confine italiano piazzandosi nel Veneziano. Molto più probabile ritenere, invece, che l’entrata in Europa abbia tolto dalla clandestinità un gran numero di persone già presenti in laguna senza il permesso. A confermare questa tesi i dati sull’occupazione. Nel 2006, i dipendenti di nazionalità romena in provincia di Venezia erano oltre 5 mila. Nel 2007 il loro numero è raddoppiato, passando a 10 mila unità. Cos’è successo? Nessun dubbio. Molti occupati costretti a lavorare in nero, perché non regolari, da un giorno all’altro hanno potuto mettere in mostra il proprio volto, senza timore di essere tacciati per clandestini. Per loro è giunto finalmente un contratto regolare. I lavoratori autonomi romeni sono aumentati del 20%, anche se restano una frangia molto esigua. Anche la cifra dei disoccupati è quasi raddoppiata, passando da 508 del 2006 a 980 del 2007. Dall’ultimo rilevamento risulta che pure i ragazzi minorenni sono cresciuti di numero, passando da 1.370 a 1.747 (più 30%). Intanto il tessuto economico della Romania continua ancora ad attrarre investimenti veneti. Nel 2005 le imprese veneziane concentrate in particolare a Timisoara erano 306. Treviso detiene il record con 633 aziende. Negli ultimi anni, sono sempre più le aziende del terziario che delocalizzano in Romania, a caccia di un minore costo del lavoro. A Timisoara coma ad Arad, Bucarest, Bihor, Cluj Napoca, dominano ancora le imprese che si occupano di attività produttive. Secondo la ricerca della Caritas, “oltre metà dei romeni ha una buona opinione degli italiani" ricorda ancora don Baratto “invece il 65% degli italiani non vorrebbe in famiglia una persone proveniente da quel Paese. In più, il 60% degli stessi romeni ritiene di essere stato trattato male in occasione dell’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma". L’integrazione va comunque avanti, dicono i redattori del rapporto Caritas. “Il radicamento in Italia si fa sempre più marcato, i cittadini romeni investono sull’acquisto della casa. Molti anche i ricongiungimenti familiari, ottimo l’apprendimento della lingua. I romeni leggono inoltre giornali italiani e apprezzano il nostro sistema sanitario"
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