Obbligo di denuncia degli estorsori nel ddl sicurezza PDF Stampa E-mail
lunedì 23 giugno 2008

obbligo denuncia estorsori ddl sicurezza

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, annuncia il suo sostegno a un emendamento da presentare al disegno di legge sulla sicurezza: obbligo di denuncia per le vittime del pizzo e sanzione amministrativa per chi non lo fa

Obbligo di denuncia per le vittime del pizzo. Sanzione amministrativa per chi non lo fa. E' un emendamento che sarà presentato al disegno di legge sulla sicurezza che sta iniziando l'iter parlamentare. Ad annunciare il suo sostegno alla norma è stato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso della settima Convention delle associazioni antiracket e antiusura. Per meglio definire l’emendamento, Maroni -che nel 1994, alla sua prima esperienza come ministro dell'Interno, creò il Commissariato straordinario antiracket- si incontrerà con il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e le associazioni antiracket.

Può essere -secondo il ministro- una buona proposta, occorrerà prevedere sanzioni efficaci". Ma accanto alle leggi, ha sottolineato, “ci vuole anche la risposta della società civile, bisogna dire un no forte a chi chiede di pagare il pizzo. Questa coscienza si è diffusa negli ultimi anni e si tratta di una strada vincente". “Il contrasto al racket -ha sostenuto da parte sua il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano- deve proseguire senza cedimenti". Mantovano ha quindi auspicato criteri omogenei tra le varie prefetture nei tempi di elargizione dei risarcimenti alle vittime ed un’intensificazione della protezione in loco per chi denuncia gli estorsori.

Il fenomeno, ha ricordato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, “non è presente solo al Sud, ma anche in tante realtà al Nord e bisogna colpire la connivenza da parte delle imprese". Quanto alla protezione delle vittime, secondo il procuratore, “la legge che richiede l’abbandono dell’attività e l’allontanamento in luoghi segreti per chi denuncia, non produce risultati sperati: occorre invece fornire il più possibile protezione sul posto". Segnali incoraggianti arrivano comunque dai territori in prima linea contro il racket.

In Sicilia, ma non solo -ha fatto sapere il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello- sta cambiando la percezione sociale del fenomeno racket. Prima veniva considerato con indifferenza, e in qualche caso con complicità e le stesse imprese vedevano il pizzo come una sorta di costo sociale. Ora -ha aggiunto- ci sono ancora imprese che pagano il pizzo, ma il trend di quelle che collaborano è in continua crescita ed è irreversibile".




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