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martedì 24 giugno 2008

Emilia Romagna Spesa cooperative risparmiare

Le cooperative dell’Emilia Romagna indagano il canale della vendita diretta: migliorare il rapporto di fidelizzazione tra produttore e consumatori, far risparmiare sui prezzi al consumo dei prodotti e individuare le tendenze d'acquisto

Migliorare il rapporto di fidelizzazione tra produttore e consumatori, risparmiare sui prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari di qualità fino al 20% (rispetto a gdo e dettaglio) e individuare più velocemente le tendenze d'acquisto dei consumatori. Sono gli obiettivi raggiunti attraverso la rete dei 205 punti di vendita diretta cooperativi dell'Emilia Romagna.

Soddisfatto il presidente di Fedagri-Confcooeperative, Paolo Bruni: “Ci siamo chiesti come la cooperazione poteva intervenire nell'attuale congiuntura economica caratterizzata da alti prezzi al consumo dei generi alimentari, tendenza che si protrarrà anche nei prossimi anni", ha detto in occasione della presentazione della guida ai prodotti cooperativi dedicata all'Emilia Romagna “Il Gusto della Cooperazione". Una delle prime azioni, ha aggiunto Bruni, è stata “indagare il canale della vendita diretta che mostra una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori, attratti dalla qualità ma anche dal risparmio che questa strada può assicurare".

Dallo studio condotto nella regione, emerge che i 205 punti vendita hanno realizzato, nel 2006, oltre 75,8 milioni di euro di fatturato. Ciò significa che nell'anno in questione sono stati venduti 27mila quintali di formaggio (in prevalenza Parmigiano Reggiano), 200mila ettolitri di vino, 40mila quintali di frutta e verdura, 38mila quintali di carne e salumi. “Il tasso di crescita rispetto all'anno precedente -sottolinea una nota di Fedagri- è stato del 10%. A crescere di più è stato il settore della carne e salumi, +29%, quello lattiero caseario +11% e quello ortofrutticolo +5%".

Visti i risultati, Bruni ha annunciato il lancio di un progetto per la “mappatura nazionale dei punti vendita e per la realizzazione di un Marchio cooperativo collettivo di qualità (integrativo e non sostitutivo di quelli aziendali), in grado di identificare chiaramente i prodotti selezionati delle cooperative agroalimentari di Confcooperative e la loro rete di punti vendita". La vendita diretta, secondo Bruni, “non è la panacea di tutti i problemi della commercializzazione" che presenta problemi come la filiera troppo lunga, le troppe intermediazioni, il potere forte della Gdo, la concorrenza straniera e la contraffazione. “Tuttavia -ha concluso il presidente di Fedagri- contribuisce a dare ossigeno ai bilanci delle cooperative ed è una conveniente alternativa per il consumatore finale che risparmia senza rinunciare alla qualità dei prodotti".




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