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La lentezza nelle procedure di progettazione delle opere e il dilatarsi dei costi nel corso della realizzazione continuino a costituire problemi rilevanti. E’ una delle conclusioni dell’annuale rapporto Isae sulle infrastrutture italiane
Il ritardo infrastrutturale italiano è dovuto soprattutto ad ostacoli di natura normativa, prima ancora che finanziaria. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto annuale Isae che, oltre ad attribuire alla regolamentazione pubblica italiana “un ruolo di primo piano per la modernizzazione infrastrutturale", suggerisce indicazioni per superare l'impasse delle grandi opere. Le analisi dell'Isae rilevano come “la lentezza nelle procedure di progettazione delle opere e il dilatarsi dei costi nel corso della realizzazione continuino a costituire problemi rilevanti".Riguardo al sistema aeroportuale nazionale, ad esempio, “la situazione appare caratterizzata da frammentazione, arretratezza di strutture e scarso livello di concorrenza". Il ritardo dei principali scali italiani rispetto a quelli europei è dovuto, secondo l'Istituto, a “un assetto aeroportuale che combina un'inefficiente articolazione infrastrutturale (rispetto alle esigenze di sviluppo del nostro Paese) e un quadro regolatorio in parte incerto, in parte disatteso". L'assenza di un Piano nazionale e di un’Autorità di riferimento settoriale provoca, inoltre, “sovrapposizione di responsabilità tra Stato, Regioni, Enac e i gestori degli scali". L'Isae suggerisce perciò “la definizione di un Piano nazionale che intervenga per ridisegnare in modo coerente il sistema degli aeroporti secondo una dislocazione che presenti proprietà ottimali di collegamento e risulti integrata con il piano nazionale della logistica". Altro aspetto di “cruciale importanza per lo sviluppo del Paese", secondo l'Istituto, è quello legato all’efficienza della giustizia civile e al problema della lentezza dei processi. “L'Isae -si legge nel rapporto- ritiene che un maggior recupero di efficienza sarebbe possibile con una revisione della geografia giudiziaria volta ad accorpare gli uffici di minori dimensioni, ma è una riforma di non facile attuazione, per le resistenze che puntualmente si manifestano quando essa viene proposta".
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