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Il Pil del 2007 è scesa dal 2,3% all’1,7%: calano produttività e reddito. Secondo Banca d'Italia il rallentamento dell’economia lombarda ha interessato tutti i settori dell’economia ma il terziario ha fatto un po’ meglio degli altri
L'economia lombarda resta la locomotiva del Paese, ma vive una fase di appannamento e se il confronto si allarga all’Europa e alle sue regioni più avanzate il polmone economico del Paese resta a corto di fiato. E' quanto riscontra il rapporto sull’economia lombarda della Banca d’Italia presentato dal direttore della sede di Milano, Salvatore Messina e dal direttore centrale per la ricerca economica, Salvatore Rossi.“Nel 2007 -ha spiegato Messina- lo slancio dell’economia lombarda si è progressivamente esaurito con la crescita del pil che è scesa dal 2,3% all’1,7%. La fase di debolezza ciclica si protrarrà nel 2008". Tuttavia, nonostante le difficoltà che flettono anche quelle dell’economia italiana, gli ultimi dati “suggeriscono che si sia raggiunto il punto minimo del ciclo e che qualcosa di positivo stia accadendo". Messina cita la percezione “positiva tra gli imprenditori" e il fatto che “la spesa per investimenti reali è cresciuta del 6,4% nel 2007 mentre era diminuita nel 2006". Secondo Banca d'Italia il rallentamento dell'economia lombarda ha interessato tutti i settori dell’economia: limitata la crescita del valore aggiunto nell’industria (+1%) e nelle costruzioni (+0,9%), mentre un po’ meglio ha fatto il terziario (+2,3%). Flessione marcata delle opere pubbliche (-5,3% in valore nominale) anche se Expo 2015 dovrebbe garantire una ripresa. La Lombardia resta il principale polo di attrazione degli investimenti esteri diretti in Italia (il 40% del totale), ma in progressiva riduzione dalla fine degli anni ‘90. “C'è un modo scomodo di guardare ai dati della Lombardia -ha sottolineato Rossi- e consiste nel confronto con le regioni europee più avanzate". La Lombardia soffre in produttività del lavoro (decennio 1996-2005 ha accumulato un ritardo dell’8,8% rispetto alle regioni più avanzate d'Europa) e anche il vantaggio nel reddito pro-capite si sta livellando (più elevato dal 59,5% rispetto alla media della Ue a 27 nel 1996 nel 2005 era più alto del 36,5%). Il ritardo riguarda anche la spesa in ricerca e sviluppo (1,1% del Pil, in linea con la media italiana, contro l’1,8% della Ue). La Lombardia è invece rimasta immune dalla crisi finanziaria con il credito bancario cresciuto del 10% e, sempre sul versante finanziario, una nota positiva arriva dagli interventi di private equity, saliti nella regione tra 400 e 1.900 milioni di euro nel periodo 2003-2007.
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