Il 65,2% segnala diminuzione; nella Gdo il 50% PDF Stampa E-mail
lunedì 21 luglio 2008

Vendite dettaglio GDO Roma primo semestre 2008

Primo semestre dell'anno difficile per le imprese del commercio al dettaglio nel comune di Roma. Il quadro congiunturale è decisamente negativo con un calo dei profitti segnalato dal 65,2% delle imprese del comparto tradizionale e dal 50% di quelle della grande distribuzione

Primo semestre dell'anno difficile per le imprese del commercio al dettaglio nel comune di Roma. Il quadro congiunturale è decisamente negativo con un calo dei profitti segnalato dal 65,2% delle imprese del comparto tradizionale e dal 50% di quelle della grande distribuzione. I dati sono emersi
durante l'assemblea della Confcommercio-Roma. Secondo quanto ha spiegato il presidente, Cesare
Pambianchi
, il 78,6% delle aziende del comparto tradizionale e il 65,2% della Gdo, intravedono nella riduzione della domanda il motivo principale del calo dei profitti.

La crisi dei consumi -ha spiegato Pambianchi- è come la febbre nel malato: essa non è la causa ma è la manifestazione della malattia. Il calo dei consumi è l'ultimo livello di una patologia del sistema produttivo che si manifesta con il calo dell'occupazione e una brusca frenata nel tasso di natalità delle aziende". Al 31 marzo 2008, infatti, c'è stata una denatalità "massiccia in quasi tutti i settori". Il saldo è negativo nel commercio al dettaglio (meno 726 aziende), negli alberghi e ristoranti (meno 77) e nell'immobiliare e nell'informatica (meno 207). Vanno bene solo le imprese dei trasporti e della comunicazione che aumentano di 83 unità.

Per il futuro, la Confcommercio-Roma pone l'accento sulla necessità di un progetto di riforma fiscale e sull'urgenza di una riqualificazione della spesa pubblica. In particolare, agli amministratori locali, Pambianchi chiede un attento piano di programmazione edificatoria, a partire dal piano regolatore generale approvato dalla giunta Veltroni che “andrebbe sottoposto a un’ampia revisione". Gli obiettivi sono infatti “evitare il proliferare indistinto e caotico di attività commerciali e immaginare il segmento del commercio come -ha sottolineato Pambianchi- una componente strutturale dei nuovi quartieri che devono nascere come quartieri integrati capaci di puntare all'autosufficienza dei servizi".




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