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Cala il residenziale, soprattutto quello di qualità bassa. Buoni risultati vengono invece dai mercati non residenziali mentre il mercato terziario e uffici si è affermato, nel semestre, come il segmento più dinamico a livello nazionale. L’outlook di ‘Scenari immobiliari’
Andamenti divergenti per il mercato immobiliare americano ed europeo nel primo semestre dell’anno. È quanto emerge dall’European Outlook 2008 dell’istituto indipendente di studi e ricerche ‘Scenari immobiliari’. Mentre negli Usa tutti gli indicatori (prezzi, volumi scambiati, rendimenti) sono stati negativi, spiega il rapporto, in Europa il mercato nel suo complesso è rimasto stazionario, con pochi segnali negativi. A livello dei 25 paesi Ue il fatturato 2007 è stato di 900 miliardi di euro (+6,1% sull’anno precedente) e nel 2008 la crescita è prevista al 3,2% fino a circa 930 miliardi di euro. Inoltre, nei cinque paesi più importanti (Francia, Italia, Germania, Inghilterra Spagna) il fatturato del 2008 si dovrebbe collocare, sulla base di quanto accaduto nel primo semestre, poco oltre 722 miliardi di euro, con un incremento del 2,4% sull’anno precedente. Ma si tratta comunque del “più basso tasso di crescita degli ultimi otto anni, in linea con l’inflazione prevista -spiega l’outlook di ‘Scenari immobiliari’- In pratica siamo a una crescita zero in termini reali".Quanto alla situazione specifica dell’Italia, l’economia nazionale ha sofferto più della media europea la situazione innescata dalla crisi americana. Una crisi finanziaria che ha colpito pesantemente proprio i potenziali acquirenti di case a reddito più basso. Il mercato immobiliare corrispondente è calato di circa un terzo ed è stato solo in parte compensato dal miglioramento della domanda media e medio-alta. Il fatturato del residenziale si colloca intorno ai 106 miliardi euro, con un incremento dell’1,9% (previsione sulla base di quanto accaduto nel primo semestre), mentre il settore turistico è in contrazione (-3,4%) a causa della carenza di prodotto. Buoni risultati vengono invece dai mercati non residenziali che mostrano tutti una crescita superiore al 2% in termini di fatturato. Nello specifico, sottolinea il rapporto, nel corso del primo semestre dell’anno il mercato residenziale ha avuto una flessione negli scambi di circa l’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un effetto dell’abbinata aumento del costo dei mutui e maggiore severità nell’erogare il credito alle famiglie per l’acquisto di una casa. Le compravendite sono calate nelle grandi città, anche per diminuzione dell’offerta, mentre sono in lieve aumento nei comuni metropolitani. Anche nel primo semestre dell’anno è proseguita la realizzazione di nuove costruzioni che ormai rappresentano il 18% del totale offerto. L’assorbimento però è in progressivo calo, anche se rimane ancora intorno all’80%. Per quanto riguarda i prezzi medi invece, si registra una crescita di circa l’1,6% nel primo semestre, con una previsione a +3,9% a fine anno. La pressione sul mercato continua infatti a essere consistente (circa 1,7 milioni di famiglie contro 730 mila scambi attesi) e non fa ritenere probabile una discesa dei prezzi. I rendimenti da locazione sono invece in discesa, dopo aver toccato il 5% nel corso dell’ultimo biennio. I canoni medi sono elevati rispetto alla capacità di spesa degli inquilini e aumenta notevolmente il vacancy nelle locazioni, pur esistendo una ampia domanda, sia di tipo sociale che normale. Il mercato terziario e uffici si è invece affermato, nel semestre, come il segmento più dinamico a livello nazionale. A fine anno si attende un fatturato nazionale pari a circa 7,7 miliardi di euro, con un incremento del 2,7% rispetto al 2007. È anche la seconda miglior performance a livello continentale. Questo “successo" va anche letto alla luce del calo degli altri settori, ma è frutto anche di una profonda riconversione in atto in questo mercato. Infatti si divarica sempre di più la forbice tra prodotti di classe A (edifici nuovi, tecnologicamente attrezzati e ad alto sfruttamento degli spazi) e gli altri prodotti, in genere derivati da riconversione dell’abitativo. Il settore commerciale, invece, attraversa attualmente una fase di transizione, sia in termini di cambiamenti demografici e abitudinari (invecchiamento della popolazione, aumento delle famiglie monocomponente) che economici (contrazione dei consumi dovuta principalmente alla crisi dei crediti). In Italia si registra un rallentamento del comparto, mentre il livello internazionale continua a crescere, che persiste ancora nel secondo semestre del 2008. Dopo un quinquennio di crescita sostenuta, con un incremento del fatturato del 51% tra il 2000 e il 2006, il mercato mostra segni di stanchezza. Nel 2007 l’ammontare del valore dei beni scambiati è stato di 7,6 miliardi di euro (+2,7% rispetto all’anno precedente) e il trend si conferma ancora per la prima parte dell’anno. È soprattutto il settore della grande distribuzione a fare da traino, con un’incidenza del 45% sulla quota complessiva, guadagnando quota di anno in anno. Infatti, nel corso del 2007 il numero di esercizi della Gdo è aumento sensibilmente, soprattutto nel Mezzogiorno. Sono cresciuti, rispetto al 2006, del 7,4% per un totale di 13.057 (per una superficie complessiva di 20,6 milioni di mq). A fine anno il fatturato dovrebbe raggiungere quota 7,8 miliardi di euro (registrando una crescita del 2,6%) e, ancora una volta, sarà la grande distribuzione ad apportare il contributo maggiore.
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