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Ad apporre la firma sul nuovo testo solo la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil assieme a Confcommercio. Quasi due milioni i lavoratori interessati, che porteranno a casa un aumento salariale complessivo al quarto livello di 150 euro
Accordo separato per il rinnovo del Contratto nazionale del lavoro terziario, Distribuzione e Servizi. Il contratto, che interessa quasi due milioni di lavoratori, prevede un aumento salariale complessivo al quarto livello di 150 euro, mentre al secondo livello è stata rinviata la possibilità di tarare più puntualmente le risposte alle esigenze di aziende e territorio. Confcommercio, insieme alla Fisascat Cisl e alla Uiltucs Uil, hanno firmato dopo 18 mesi di trattative mentre Filcams-CGIL ha abbandonato il tavolo della trattativa. Per la prima volta dall'ultimo arrivo di Silvio Berlusconi al governo e dall'insediamento di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria si rompe l'unità sindacale. Sino ad oggi Cgil, Cisl e Uil avevano concluso unitariamente il rinnovo del contratto di diversi settori, dai lapidei al settore dell'oreficeria sino a quello dell'edilizia. Le strade si sono invece divise sul rinnovo del contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi. Soddisfatti tutti i firmatari, così come la Federdistribuzione. Lo stesso segretario generale della Csil, Raffale Bonanni, difende con forza l'accordo, “innovativo su molti fronti, che soprattutto va incontro alle esigenze dei giovani", e invia alla Cgil l'invito a firmare perchè “sarebbe davvero inconcepibile e dannoso per i lavoratori del commercio un ulteriore ritardo". Cgil, con il segretario generale della Filcams-Cgil, Ivano Corraini, replica definendo la firma di Cisl e Uil “un atto politico grave ed irresponsabile, denso di conseguenze negative". La Filcams-Cgil “non aveva abbandonato il tavolo, aveva chiesto una pausa di 10 giorni per consultare i lavoratori su parti del contratto di straordinaria rilevanza e sulle quali dissentiva in termini fermi: la rapidità con cui gli altri sindacati si sono accinti ad apporre la firma -aggiunge dirigente sindacale- rende ipocriti i richiami al ripensamento, rendendoli persino offensivi".
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