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Un articolo apparso su Il Sole24 Ore a firma di Cristina Casadei traccia un profilo positivo del Nord-Est e del mercato del lavoro di quella regione: a vocazione industriale, ma con un terziario in grande crescita, bisognoso di manodopera, ma anche di "mentedopera"
Cristina Casadei traccia un profilo del Nord-Est sulle pagine de Il Sole24 Ore in un articolo di cui vogliamo darvi conto. Lo fa attraverso i dati forniti dal rapporto 2008 della Fondazione Nord Est, che è stato ribattezzato Pluri NordEst per riassumerne la complessità. Il suffisso pluri viene applicato a diversi ambiti che cerchiamo ora di riassumere per i lettori di terziario.org. Pluri- culturale per la presenza progressiva di immigrati, ben integrati nella società ma ancora visti dai locali come una minaccia. Pluri-generazionale per la convivenza di più generazioni nella popolazione e nelle imprese. Ma anche pluri-settoriale per la coesistenza delle filiere e delle reti d'impresa, per la crescente commistione tra industria e terziario. Secondo i partecipanti alla ricerca per comprendere il Nord-Est servono nuove categorie che consentano di leggere i fenomeni da cui è stato attraversato. “La società e l'economia nordestina declinano sulla base delle proprie specificità le regole e le indicazioni fornite per rimanere al passo con i tempi -spiega Marini della Fondazione Nord Est al Sole24 Ore-. È emblematico il caso dei processi di delocalizzazione e internazionalizzazione che sono stati accelerati con l'ingresso dei nuovi paesi emergenti, come Cina, India ma anche Russia, e delle loro ricadute sul nostro sistema produttivo". Una parte significativa delle Pmi sembra conoscere una nuova fase di sviluppo. A partire dalla fine degli anni 80 molte imprese di grandi dimensioni, nel tessile così come nel legno, hanno iniziato a spostare parte della loro produzione a minore valore aggiunto in paesi dove il costo della manodopera è più basso. La delocalizzazione ben presto si è trasformata in internazionalizzazione perché le stesse imprese hanno usato quei territori come trampolino verso nuovi mercati. È anche così che sono riuscite a mantenere le proprie posizioni sui mercati internazionali e hanno consentito ai piccoli fornitori e ai subfornitori di fare un salto di qualità. “Dopo un momento iniziale di disorientamento -continua Marini- molte delle imprese più piccole si sono inserite in questa strategia e oggi stanno andando al traino delle grandi dopo avere riorganizzato il modo di produrre ed avere elevato la qualità dei prodotti e dei servizi". Il Nord Est ha attraversato un cambiamento strutturale. La crescita rallentata che nel 2007 ha raggiunto l'1,8%, ma che con difficoltà nel 2008 raggiungerà l'1%, appare un orizzonte con il quale abituarsi a convivere perché le carenze del sistema produttivo e dell'intero Paese si sposano con scenari internazionali mutati per la presenza di nuovi competitor, della crisi economica e finanziaria statunitense e mondiale, di costi dell'energia sempre più alti. Il risultato finale per il Nord-Est è pur sempre positivo e questo mostra “che il tessuto produttivo regge" commenta Marini. Il Nord Est, hanno dichiarato i governatori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia Giancarlo Galan e Renzo Tondo al quotidiano di Confindustria, hanno una grande opportunità nell’Euroregione “per fare crescere una macroarea, cerniera tra l'Europa tradizionalmente intesa e le repubbliche dell'ex Urss. Il problema è far conoscere quest’area e armonizzare l’erogazione di servizi e potenziare la rete infrastrutturale".
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