|

Da un indagine Censis-WSS il controvalore degli acquisti da parte di aziende italiane su mercati esteri risulta cresciuto, dal 2004, del 1.400%. I dati del rapporto Censis-Wss 'Imprese italiane: globalizzazione? Si' grazie'
Le imprese italiane approfittano del mini dollaro per conquistare prede all'estero. Mentre gli italiani continuano ad essere divisi sulla globalizzazione, le società per azioni di casa nostra non sembrano affatto intimorite dal mercato globale: negli ultimi quattro anni, infatti, il dinamismo delle aziende tricolori ha fatto crescere il valore delle operazioni all'estero da 4 a 60 miliardi di euro e ha trasformato il 2007 in un anno record per le operazioni di fusione e acquisizione, sfruttando il 'minidollaro' e le potenzialità dell'economia Usa come mercato di sbocco.Il rapporto Censis-Wss 'Imprese italiane: globalizzazione? Sì grazie', elaborato per il World Social Summit, evidenzia che mentre gli italiani restano divisi sul fenomeno della globalizzazione (per il 50% conserva un valore positivo, il 37% ne da' un giudizio negativo e il 13% è incerto), c'è una “minoranza attiva che allarga la propria rete di attività oltre confine e gioca un ruolo da protagonista nel mondo globale": sono le numerose imprese italiane che negli ultimi anni “hanno saputo rimodellarsi in funzione dei nuovi mercati internazionali, giocando un ruolo di traino per tutto il sistema Paese". Nel concreto, mentre tra il 2002 e il 2007 tutte le principali economie mondiali, esclusa la Germania, hanno visto ridurre sensibilmente il proprio peso nel commercio internazionale, a vantaggio di Cina e paesi emergenti, l'Italia invece ha mantenuto pressoché invariato il proprio contributo all'interscambio mondiale (dal 3,9% del 2002 al 3,5% del 2007) e ha conservato il proprio settimo posto nella graduatoria dei principali paesi esportatori. Il dinamismo dell'Italia sui mercati internazionali è certificato dall'aumento del numero delle fusioni e acquisizioni di aziende italiane su imprese estere, che in quattro anni è salito da 32 a 116, portando il controvalore da 4 a 60,2 miliardi di euro. Incoraggianti anche i dati sul 2008: a marzo sono state concluse 25 operazioni, per un valore di circa 8,3 miliardi di euro. Il 2007, in particolare, è stato un “anno record" per le operazioni di merger&acquisition: sfruttando il 'minidollaro' e le potenzialità dell'economia Usa come mercato di sbocco, rileva l'indagine, le aziende italiane sono state tra le più attive negli Usa (21 acquisizioni, contro 13 per la Germania, 10 per l'Inghilterra e 9 per la Francia), dimostrando in generale un dinamismo maggiore di quello dei partner stranieri nei confronti dei marchi italiani (a fronte di 116 operazioni italiane all'estero, quelle di imprese straniere su aziende italiane sono state solo 82, per un controvalore di soli 27,4 miliardi di euro). Il dinamismo delle imprese italiane, conclude l'indagine, è confermato dai dati sull'internazionalizzazione attiva degli operatori italiani, diffusi dall'Istat. Emerge che il 13,4% delle aziende italiane con almeno 50 addetti (l'8,3% del totale) ha già trasferito all'estero parte delle funzioni svolte in Italia o avviato nuove attività (7,3%), mentre un altro 6% ha già in programma di trasferire oltre confine alcune attività aziendali entro il 2009.
|