|

La popolazione più “incline" all'imprenditoria è quella cinese, la città italiana che registra la più alta percentuale di immigrati imprenditori è Palermo (30%), seguita da Roma e Milano al 18%
In Italia 7 imprenditori immigrati su 10 sono clienti delle banche. A rilevarlo è il focus sull'Imprenditoria immigrata e le banche, condotto nell'ambito della ricerca Abi-CeSpi. In alcune città, come Perugia e Milano, il rapporto sale a 9 su 10. Il dato conferma -si legge in una nota dell'Abi- il trend di crescita di imprese gestite e controllare da immigrati che, negli ultimi cinque anni, come mostrato dalla rilevazione di Unioncamere, è più che duplicato: dalle circa 100mila unità del 2001 si è passati, infatti, alle quasi 230mila del 2006.Sono dieci le nazionalità di imprenditori immigrati inserite nel campione di ricerca del focus: albanesi, bengalesi, cinesi, ecuadoriani, egiziani, filippini, ghanesi, marocchini, rumeni e senegalesi. Tra di essi la popolazione più “incline" all'imprenditoria è quella cinese: il 33% della comunità opera nell'imprenditoria. Fanalino di coda gli albanesi, che chiudono la classifica con il 5,2% di imprenditori. La città italiana che registra la più alta percentuale di immigrati imprenditori è Palermo (30%), livelli simili intorno al 18% per Roma e Milano: ultima è Brescia, dove meno del 6% degli imprenditori non è italiano. Mediamente alto anche il grado di scolarizzazione: il 27,6% degli imprenditori immigrati è laureato, mentre il 72% degli autonomi ha un diploma di istruzione superiore. Particolarmente attiva l'imprenditoria “rosa": la percentuale di immigrate imprenditrici prevale, infatti, rispetto agli uomini, nell'industria e nel settore alberghiero e della ristorazione. Pressoché pari, nonché elevati, i livelli di imprenditoria nel settore del commercio: a fronte del 57,9% di imprenditori uomini, le donne rispondono con un 65,7%. Del tutto maschile è il settore delle costruzioni.
|