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“Osservatorio strategico delle materie prime: le fonti di approvvigionamento non energetiche'' E’ il rapporto Ice per monitorare il mercato delle materie prime tra impennata dei prezzi, mutamenti nella domanda-offerta, irruzione sullo scenario globale di nuovi soggetti nazionali
Impennata dei prezzi, mutamenti nella dinamica domanda-offerta, irruzione prepotente sullo scenario globale di nuovi soggetti del calibro della Cina: il mercato delle materie prime è sotto pressione. Non solo quello delle materie prime energetiche, ma anche quello delle fonti di approvvigionamento destinate all'industria della trasformazione. Su questo fronte l'Italia è un paese più esposto di altri perchè è un grande importatore. Tanto che nel 2007 la quota totale delle commodities energetiche e metallifere sulle importazioni nazionali ha raggiunto il 26%, contro il 12,4% di Francia e Regno Unito, il 18,3 della Germania e il 21,5 della Spagna.L'incidenza sul pil di tali importazioni ha raggiunto il Italia il 6,3%, mentre l'approvvigionamento di materie prime costa il 2,9% del Pil nel Regno Unito, il 4,5% in Francia, il 5,6% in Spagna e il 5,9% in Germania. Partendo da questi dati l'Ice, l'Istituto per il commercio estero, ha presentato il primo ''Osservatorio strategico delle materie prime: le fonti di approvvigionamento non energetiche'', un rapporto realizzato a cura della Fondazione Manlio Masi con la collaborazione di Prometeia. L'obiettivo dell'iniziativa, nel suo complesso, è offrire uno strumento alle imprese e al sistema paese, per definire interventi mirati sui mercati esteri, per individuare nuovi fornitori e per realizzare azioni di 'scouting' di materie prime. “In Italia -ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso- c'è un giustificato allarme legato all'energia, ma non un’attenzione sufficiente per altre materie prime centrali per l'industria alimentare e manifatturiera in genere. L'Osservatorio è quindi un passo importante".
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