|
Regolamentare gli scioperi dei trasporti |
|
|
|
|
martedì 14 ottobre 2008 |
|

“Meglio avviare una riflessione, senza penalizzare i lavoratori" è la posizione ddella Fit Cisl che ritiene non prioritario oggi “usare scorciatoie sul diritto di sciopero che sembrerebbero colpire il ruolo del sindacato libero e autonomo"
La regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici “non sembra oggi una priorità in un contesto economico scandito da preoccupanti turbolenze" e non “sembra questo il momento opportuno per usare scorciatoie sul diritto di sciopero che sembrerebbero colpire il ruolo del sindacato libero e autonomo". Lo afferma il segretario generale della Fit Cisl, Claudio Claudiani, dopo l'annuncio del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, del ddl che ridisegna le regole di attuazione degli scioperi nei servizi pubblici. “Se qualcosa c'è da rivedere nello sciopero -sottolinea il sindacato- questo riguarda il sistema sanzionatorio, fortemente sbilanciato a favore delle aziende". Meglio “avviare una pacata riflessione volta a innovare l'esercizio dello sciopero, non penalizzando in alcun modo i diritti dei lavoratori".Il sindacato confederale nei trasporti “non ha abusato di questo strumento estremo" come lo sciopero, che “resta un principio costituzionale e un elemento di crescita democratica". Le aziende “non rispettano gli accordi o peggio non rinnovano i contratti", ma per questo, fa notare la Fit-Cisl, non incorrono in sanzioni in grado di prevenire o evitare il conflitto. “Lo testimonia il fatto che la richiesta al ministero del Lavoro di aprire un tavolo per il contratto della mobilità non ha ancora sortito effetti, per la resistenza di alcune controparti aziendali", ha aggiunto Claudiani. La Fit-Cisl è per “iniziative di correlazione tra rappresentanza e rappresentatività" con “precise soglie di sbarramento, nonché‚ per regole condivise in materia di esercizio del conflitto". Quanto allo sciopero virtuale “non appare uno strumento idoneo nell'attuale contesto economico soprattutto quando non si rinnovano da lungo tempo i contratti e non si tutela il lavoro, ma si prosegue in una politica di pesanti ristrutturazioni".
|