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Il Corriere della Sera di venerdì 5 marzo 2004 pubblica i dati Istat relativi all'occupazione in Italia. Sono 23.000 i posti di lavoro persi nella grande industria tra il dicembre 2002 e il dicembre 2003. Un dato che deve essere inserito nel contesto dei cambiamenti storici e culturali italiani e nel più ampio disegno della situazione europea, ma che conferma la necessità di guardare al terziario come vero motore dell'economia italiana.
L'Europa è in affanno e cresce troppo poco rispetto a Usa, Giappone e Cina. L'Italia ha perso, in particolare, 23.000 posti di lavoro nella grande industria, quasi tutti in settori legati al made in Italy. Sono i servizi a ridurre i danni con un incremento occupazionale di circa 8.000 unità. Questi primi dati verranno analizzati entro il prossimo mese dai tecnici dell'Istat, ma fin da ora è possibile collocarli nel solco dei cambiamenti in corso in Italia (vd. tabella). Come è cambiata l'occupazione (in migliaia di unità; Fonte:Istat) | 1970 | 1980 | 1990 | 2002 | | Agricoltura | 4.094,8 | 2.856,7 | 1.688,3 | 1.127,7 | | Industria | 5.694,6 | 6.458,2 | 5.806,2 | 5.3667,7 | | Servizi privati | 4.678,6 | 5.866,6 | 7.675,8 | 9.212,5 | | Servizi pubblici | 3.473,1 | 4.511,4 | 5.931,6 | 6.6694 |
Il segnale di crisi dell'industria italiana suona ancora più grave perchè, come dicevamo, le perdite occupazionali sono quasi tutte concentrate in settori che hanno sempre fatto del "made in Italy" uno dei loro punti di forza. Anche su questo occorrerà riflettere, perchè da molte parti si ritiene che possa ancora toccare all'industria far ripartire l'economia, magari sfruttando proprio quel "made in Italy" che oggi già dà prove meno buone di sè rispetto al recente passato. |