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Il rinvio con un “apposito decreto legge della decorrenza di ogni aumento dei canoni demaniali marittimi fino all’entrata in vigore di un provvedimento esplicito di rideterminazione" è stato chiesto dal coordinamento congiunto degli assessori regionali al Demanio e Turismo che si è riunito a Roma nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia.
Il coordinamento -composto da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friulia Venezia Giulia, Liguria e Veneto- ha sottoscritto un documento che verrà sottoposto al gradimento della Conferenza dei presidenti delle Regioni che a sua volta dovrà presentarlo al nuovo governo. L’azzeramento dell’attuale situazione, che prevede aumenti dei canoni fino al 300%, serve “ad eliminare lo stato di incertezza che penalizza da quasi tre anni un intero comparto economico-produttivo". Gli assessori regionali chiedono anche di “ricostituire un tavolo tecnico per convenire con le Regioni i nuovi criteri di determinazione del canone, che tengano conto delle diverse tipologie, dei periodi di utilizzo e dei differenti regimi giuridici dei beni". Il coordinamento degli assessori regionali chiede al governo di ''completare il trasferimento alle Regioni dell’insieme delle competenze in materia di demanio marittimo" e “di ripartire con le Regioni stesse i proventi derivanti dai canoni di concessione tenendo conto del preponderante impegno delle Regioni e dei Comuni", che svolgono soprattutto attività di manutenzione dei beni demaniali con ripascimenti, opere di difesa e dragaggi. La questione riguarda anche la rivalutazione di tutti i canoni demaniali, non solo quelli a finalità turistiche-ricreativa, che presupponga “la totale riscrittura delle attuali tabelle". Nell’agenda del tavolo tecnico le Regioni vogliono anche includere il complesso tema della fiscalità “con particolare riferimento all’Iva, per la quale resta inspiegabile la disparità di trattamento rispetto agli altri servizi turistici".
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