Europa in ritardo sulla ripresa mondiale PDF Stampa E-mail
mercoledì 07 aprile 2004

L’economia mondiale ha superato il punto di minimo del ciclo verso la metà dell’anno. La svolta, preceduta e seguita dall’accumularsi di segnali di ottimismo sui mercati finanziari, è ormai un fatto acquisito.

Lo sviluppo degli eventi è stato vicino alle aspettative e la loro direzione appare più agevole da prevedere rispetto ad altri anni. In estrema sintesi, possiamo così riassumere le nostre idee sul 2004:

  1. Si osserverà un consolidamento della ripresa economica mondiale, con accelerazione delle aree attualmente in ritardo (area euro) e stabilizzazione attorno o sopra il potenziale in altre (USA ed Estremo Oriente, veri motori della ripresa). La crescita economica toccherà il 4,0% negli Stati Uniti e l’1,5% nell’area euro. Il Giappone avrà un tasso di sviluppo positivo anche nel 2004, sebbene il ritmo della crescita appaia ancora insufficiente a dichiarare superato il rischio deflazione.
  2. I persistenti differenziali di crescita, la cui sopravvivenza è favorita anche dalle politiche economiche iperespansive degli Stati Uniti e dall’andamento dei cambi, impediscono che si chiuda lo squilibrio esterno degli Stati Uniti e, quindi, le pressioni ribassiste sul dollaro. Un’inversione, che potrebbe svilupparsi in correzioni anche di una decina di figure, è ipotizzabile soltanto al raggiungimento di livelli che scatenino una coerente reazione degli industriali e dei politici europei. La soluzione dei problemi interni che sono all’origine dello squilibrio esterno (in particolare la crescita insostenibile del disavanzo federale) dovrebbero portare ad un rallentamento della crescita economica americana nel 2005.
  3. La disponibilità mondiale di capacità produttiva nel settore manifatturiero, accentuata dalla delocalizzazione verso le economie emergenti, conterrà le pressioni inflazionistiche. Il rincaro delle materie prime industriali, che pure è cospicuo nell’area dollaro, sarà compensato dalla crescita della produttività e dalla compressione dei margini di profitto. Soltanto il più protetto settore dei servizi potrebbe diventare una fonte di inflazione, a fronte di una prolungata crescita della domanda.
  4. Il ciclo della politica monetaria, che ha già cambiato direzione in Australia e Regno Unito, assumerà un orientamento più restrittivo anche negli Stati Uniti. Questo sarà un evento con notevoli implicazioni per i mercati internazionali. A causa delle modeste pressioni inflazionistiche e dei tempi necessari per osservare un calo significativo della disoccupazione, probabilmente ciò non avverrà prima del secondo semestre 2004, più tardi rispetto a quanto si attende il mercato. Per la svolta della BCE bisognerà invece attendere il 2005, visto il carattere più ritardato della ripresa europea e la forza del cambio.

Due problemi globali strettamente interconnessi sono quelli dello squilibrio nella bilancia commerciale americana e del dollaro. La nostra tesi è che la debolezza del dollaro è una conseguenza naturale del deficit commerciale americano, ma non ne sarà la soluzione. Questa arriverà quando le priorità politiche degli Stati Uniti imporranno un’inversione di rotta della politica fiscale, dopo le elezioni presidenziali di fine anno. Nel frattempo, i mercati valutari continueranno ad essere oggetto di forti tensioni.

Da una parte, i paesi asiatici che hanno agganciato le proprie divise al dollaro continueranno a sperimentare ingenti afflussi di riserve, mentre i mercati reitereranno la propria scommessa su possibili rivalutazioni delle parità. Il Giappone rallenterà l’apprezzamento dello yen, che pare comunque destinato a proseguire. Il cambio dell’euro, attualmente già sopravvalutato, è ancora nel mezzo di una forte ondata speculativa rialzista che, se non bloccata rapidamente, potrebbe rivelarsi fatale per quella parte dell’industria europea più esposta alla concorrenza estera. 


Gregorio De Felice
Servizio Ricerche e Studi Banca Intesa

Fonte: Newsletter CFMT, 1/2004

 


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